C’è molta confusione sulla differenza fra business coach e consulente, facendo sorgere il dubbio se e quando affidarsi all’uno piuttosto che all’altro. Avviare un’attività in proprio è un passaggio molto delicato che comporta un cambiamento non indifferente. Motivo per cui occorre arrivare preparate. Dal punto di vista mentale, perché rivoluzionerà il tuo modo di pensare, di lavorare e di approcciarti agli altri, dal punto di vista del know how, per iniziare a pianificare tutti gli aspetti che ruotano intorno all’impresa. Fare tutto da sole è impensabile e sbagliato, ecco perché è molto importante scegliere uno o più professionisti che ci possono aiutare a partire nel modo migliore. A chi rivolgersi, business coach o consulente?

Se riesci ad imbarcarti in questa avventura con dei partner allineati alla tua stessa visione, all’identità del brand e specializzati nelle suddette aree, parti già avvantaggiata con un valore aggiunto. Ma non è detto che ciò succeda, soprattutto all’inizio. Se sei sola, dovrai indossare un cappello per ogni ruolo che un’impresa deve avere per funzionare, sostenersi e crescere. Questo può dar luogo a una senso di inadeguatezza, di paura di non essere all’altezza, possono nascere dubbi, incertezze delle proprie capacità, con conseguente diminuzione della propria autostima.

A meno che tu non abbia già avuto una sostanziale esperienza nel mondo imprenditoriale, o non abbia abbastanza denaro per assumere personale interno, dovrai investire in formazione e affidarti a dei professionisti che ti possano aiutare laddove fai fatica ad arrivare. Fare tutto da sola è molto rischioso e può portare a un livello di stress non indifferente, con il risultato di mandare tutto all’aria al primo imprevisto, perdendo energia, tempo e soldi.

Ma allora a chi rivolgersi per avviare un’attività in proprio? Premesso che la formazione dovrà essere un costante investimento nella tua vita da imprenditrice, oggi più che mai sorge il dubbio se e quando affidarsi a un business coach o a un consulente. C’è ancora molta confusione sulla differenza tra le due figure professionali ecco perché intendo fare chiarezza, affinchè tu sappia cosa aspettarti dall’uno o dall’altro professionista.

Partiamo dall’ABC.

Cos’è la consulenza e a cosa serve?

La consulenza è una prestazione svolta da un professionista che ha una qualifica riconosciuta in una determinata materia per assistere il proprio cliente nello svolgimento di una pratica, atto o progetto, fornendo informazioni, strategie e soluzioni basate sulla propria conoscenza, esperienza e professionalità, in cambio di un compenso.

Si tratta quindi di un esperto in un determinato campo che fornisce competenze specifiche rispetto a quelle dei suoi clienti (aziende, persone o enti).
Chi decide di affidarsi a questa figura lo fa per colmare un vuoto e, grazie alla soluzione offerta basata sulla sua conoscenza ed esperienza, risolve un problema e raggiunge un determinato obiettivo.

Quali sono le capacità richieste a un consulente?

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Foto di Olave Ahrens su Unsplash
  • Ottime capacità di problem solver per offrire strategie e soluzioni tempestive, intervenendo in un campo dove il cliente non riesce o non può intervenire.
  • Una buone dose di autocontrollo e gestione dello stress, soprattutto se è freelance e lavora con più clienti.
  • Buone doti di comunicazione per relazionarsi in modo efficace con le diverse personalità dei vari committenti. Rientra in questo ambito anche un’ottima capacità di ascolto.
  • Buone capacità organizzative per gestire il lavoro degli altri e sapersi destreggiare in situazioni limite e spesso ingarbugliate, allo scopo di aumentare la produttività, e quindi il guadagno dei clienti.
  • E’ molto importante inoltre che il consulente sappia creare e mantenere con il cliente una relazione di fiducia .

In che modo il consulente svolge il suo lavoro?

Il consulente è tenuto a fare un’attenta analisi dei bisogni del cliente per poter stabilire gli obiettivi da raggiungere, le strategie che andrà ad elaborare e le azioni da svolgere. Il suo lavoro si conclude quando vengono soddisfatte tutte le richieste del cliente preventivamente concordate.

La cosa che mi preme sottolineare è che il consulente interviene laddove il cliente ha una mancanza di conoscenza, o di tempo per approfondire al meglio l’argomento, offrendogli la soluzione al suo problema, svolgendo il lavoro per suo conto.

Cos’è il coaching e a cosa serve?

Il coaching è una relazione tra coach e cliente fondata sulla scoperta e lo sviluppo delle potenzialità personali. Grazie a questo strumento il cliente è in grado di elaborare e identificare i propri obiettivi, di rafforzare la propria efficacia e le proprie prestazioni. Il presupposto di partenza è che ogni persona abbia delle potenzialità latenti. L’obiettivo del coach è di scoprirle e stimolare il cliente su come utilizzarle.

Il coach è un termine inglese che letteralmente significa “carrozza” del treno, originariamente adottato in ambito sportivo per definire il ruolo dell’allenatore degli atleti e del team.

Negli anni 70, grazie al contributo del californiano W. Timothy Gallwey, capitano della squadra di tennis dell’Università di Harvard, con il suo libro “Il gioco interiore del tennis”, la figura del coach sportivo si è evoluta acquisendo ulteriori competenze specifiche per aiutare gli atleti a riconoscere le proprie risorse interiori, identificare gli ostacoli, padroneggiare le componenti emozionali delle prestazioni sportive, gestire le dinamiche relazionali e migliorare la performance

Secondo Gallwey, infatti, in ogni incontro si giocano due partite: una esteriore e una interiore, nella prima si sfida l’altro giocatore, la seconda ha luogo nella propria mente e gli avversari sono il dubbio, l’insicurezza, l’ansia e il conseguente calo di concentrazione.

I libri pubblicati da Timothy Gallwey, diventano presto punti di riferimento per chiunque voglia mettersi in gioco e migliorare il proprio rendimento, proponendo l’applicazione del coaching a molti campi: da quello sportivo al mondo lavorativo, dalla musica al benessere, fino all’educazione.

Negli anni ’90 la figura del coach compare nelle grandi organizzazioni e il modello più usato sul piano metodologico è il modello GROW ideato da Sir John Whitmore, universalmente riconosciuto come il padre del coaching.

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Foto di Samuel Zeller su Unsplash

Il coaching accelera quindi la crescita e il raggiungimento del risultato desiderato consentendo alla persona che lo riceve di focalizzare in maniera più efficace e consapevole gli obiettivi da raggiungere e le conseguenti scelte da porre in atto nella vita personale o professionale.

Quando il cliente si rivolge al coach? 

Quando vuole raggiungere un obiettivo sfidante per la sua crescita personale o professionale, ma fa fatica a mettere a fuoco le risorse necessarie per elaborare le strategie per raggiungerlo. Il ruolo del coach è quello di facilitare il cliente, attraverso un processo creativo, a chiarire il proprio obiettivo, a riconoscere i propri modelli di pensiero, lo supporta nell’esplorazione delle proprie risorse da attivare, nella sperimentazione di diversi punti di vista, nel prendere consapevolezza di eventuali resistenze, nella ricerca di opportunità, lasciandogli piena autonomia e responsabilità. Non dà la soluzione perché riconosce che il cliente è in grado di trovare il proprio modello di successo, migliorare la fiducia nelle proprie scelte, accelerando così il processo verso il raggiungimento del risultato che vuole ottenere.

Come lavora il coach?

Generalmente un percorso di coaching inizia con un colloquio preliminare per valutare gli obiettivi del cliente, definire lo scopo della relazione, identificare le azioni prioritarie da svolgere e stabilire i risultati che si vogliono raggiungere.

Essendo il coaching un processo che porta a un cambiamento, affinché ci sia presa di coscienza e consapevolezza da parte del cliente e riesca a metterlo in atto, la durata di un percorso di coaching va da un minimo di tre sessioni fino a un anno a seconda dell’obiettivo identificato, del risultato che vuole raggiungere e della frequenza delle sessioni.

Un percorso di coaching può considerarsi concluso quando il cliente raggiunge l’obiettivo. Per riuscirci è essenziale la sua motivazione interna e la voglia di mettersi in gioco.

Quali sono le competenze principali di un coach? 

  • Il coach sa creare una relazione di fiducia, dando supporto, attenzione e rispetto al cliente, incoraggiandolo a esprimere  se stesso e riconoscendone il lavoro fatto durante il percorso.
  • Il coach si pone come un partner nei confronti del cliente, agisce in base alle sue risposte, mostrando empatia, facendogli delle restituzioni e incoraggiandolo a esprimere i suoi apprendimenti.
  • Il coach pratica l’ascolto attivo, facendo domande e osservazioni sulla base della situazione portata dal cliente; esplorando l’uso del suo linguaggio verbale e non verbale, il tono e il timbro di voce, le sue emozioni; rispecchiando, riassumendo, parafrasando, chiedendo chiarimenti, cercando sempre il potenziale.
  • Il coach fa domande efficaci che non contengono suggerimenti ma generano la presa di responsabilità e di coscienza del cliente. Ampliano la sua prospettiva, lo aiutano ad esplorare oltre il suo modo di pensare, in modo produttivo e concentrato.
  • Il coach comunica in modo diretto utilizzando il linguaggio del cliente. Può condividere osservazioni, intuizioni, sensazioni ma senza attaccamento o giudizio.
  • Il coach aiuta a creare consapevolezza nel cliente, invitandolo ad esplorare i suoi apprendimenti, a crearne dei nuovi e a comprendere come li utilizzerà, aiutandolo a chiarire la sua visione.
  • Il coach non si sostituisce al cliente ma lo assiste nel progettare le azioni che egli stesso deciderà di portare avanti e che meglio si adattano al suo stile e ai suoi ritmi per raggiungere il risultato desiderato.
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Foto di Simona Sirianni

Personalmente mi piace pensare al coaching come a un viaggio di trasformazione e di evoluzione attraverso la collaborazione e l’alleanza che creo con le miei clienti, senza dare insegnamenti o svolgere azioni al loro posto, ma aiutandole, nella fase di sviluppo della propria attività, a scoprire interiormente le informazioni, le abilità e i comportamenti da mettere in atto, grazie al processo creativo che il coaching stimola.

Cosa fa nello specifico un business coach?

Il business coach si focalizza su obiettivi, processi e problematiche di natura professionale. 

In particolare affianca imprenditori, freelance o aspiranti tali ad affrontare una grande sfida, a definire gli step necessari per creare o migliorare il proprio business in linea con i propri valori, la propria visione e identità. Lavora sullo sviluppo di competenze, sulle prese di decisione, sulla leadership, sul mindset, sul creare una visione, sul senso d’identità imprenditoriale, sul personal branding, rivolgendosi a persone singole, ai gruppi o ai team. Assiste anche sull’organizzazione, sulla pianificazione e sulle strategie da elaborare. Una figura importante per qualsiasi impresa, fondamentale soprattutto agli inizi quando la paura, il dubbio e l’incertezza possono bloccare quel famoso potenziale latente.

In questo caso l’aspetto sul quale ti invito a porre l’attenzione, affinché tu sappia cosa aspettarti dall’uno o l’altro servizio, è la responsabilità del risultato.

Il coaching si muove partendo dalla presa di coscienza e responsabilità del cliente. Se sei pronta a metterti in gioco, proprio perchè il coaching non colma un vuoto, non offre una soluzione ma è un viaggio di trasformazione che ti aiuta a liberare il tuo potenziale, sarai responsabile del risultato che otterrai. Ciò significa che avrai trovato dentro di te la motivazione che ti spinge a realizzarlo. Quel risultato ha un valore inestimabile, perchè è il tuo e di nessun altro.

Bene, spero di esserti stata utile con questo articolo. Ora che hai in chiaro le differenze sulle due figure professionali, potrai scegliere quella più adatta a te. L’una non esclude l’altra, anzi integrarle è un’ottima strategia. Avviare un’attività in proprio, soprattutto se è la prima volta, può sembrarti un’impresa titanica, perciò concentrati su ciò che sai fare meglio, investi sulla formazione per quegli aspetti che ti piace portare avanti da sola e per i quali sai di avere già delle attitudini, per il resto rivolgiti a un consulente e se vuoi tirar fuori il meglio di te e trasferirlo nel tuo business, il coaching può fare proprio al caso tuo.


Ricordati, in ogni incontro si giocano sempre due partite: una esteriore e una interiore.

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Ti auguro una fantastica estate! Noi ci ritroviamo a settembre con un nuovo articolo! Ciao 😎

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